Silva
Stava aspettando il suo uomo con la controllata impazienza di chi sa cosa bisogna fare e quando occorre farlo.
Sapeva cosa piaceva a lui: a lui piaceva trovarla disponibile, per questo aveva giocato al meglio le sue carte in quell'occasione speciale. Romeo era stato in Kenya per 20 lunghissimi giorni, il suo lavoro lo assorbiva moltissimo ma non mancava di mandarle ogni giorno un messaggio e ricordarle quanto la voleva.
Lei stava finendo di preparare un tè caldo. L'aereo sarebbe atterrato a Venezia a momenti, poi il tempo di ritirare il bagaglio, trovare l'auto nel parcheggio “sosta lunga”... si, aveva tutto il tempo per preparare l'atmosfera al massimo del piacere per lui, ma soprattutto, pensò con soddisfazione, per se' stessa.
Indossava per l'occasione una camicetta nera molto leggera, quasi trasparente, con quell'effetto vedo-non vedo che, come lui le aveva confessato più volte, lo faceva impazzire. Non indossava la gonna, aveva solo delle mutandine di pizzo nere che le aveva regalato lui il giorno del suo compleanno. Le piaceva girare per la casa così, seducente ed accattivante, e passandosi la lingua sulle labbra pregustava l'effetto selvaggio che avrebbe avuto su Romeo.
Mentre accendeva l'acqua per il tè prese in mano il cellulare. Voleva scorrere i messaggi che si erano scambiati e godere la piacevole sofferenza dell'attesa durante l'eternità di questi 20 giorni.
Due click dell'accendigas, la fiamma si accese, e Silva appoggiò il suo rotondo sedere decorato dalle meravigliose mutandine in pizzo sulla fredda pelle nera del divanetto a dondolo. Si lasciò cadere indietro, e portando il telefonino davanti al viso, toccò con il pollice l'iconcina degli sms.
Sullo schermo comparve ripetutamente il nome di Romeo, Romeo, Romeo... toccò un sms a caso e lo schermo si riempì:
“Tesoro, sono appena partito e già mi manchi. Non mi sei bastata questa notte, ho bisogno di te subito. Come farò per 20 giorni?!? Ti amo”
Silva abbassò il telefono e lo strinse al seno. Girò lo sguardo sognante verso la finestra. E' stata birichina, sapeva che a lui piace desiderare ardentemente la sua donna, rilesse i suoi sms inviati:
“Sto indossando la camicetta che piace a te. Sotto non ho niente. Ho anche la minigonna che piace a te e sono senza mutandine. Ora sto aprendo le gambe...”
Sapeva di farlo soffrire lentamente ed inesorabilmente, infatti la risposta fu:
“Amore, se fossi lì ti strapperei tutti i vestiti per poi scoparti fino a farti urlare. Ti amo.”.
Mentre rileggeva la sua conversazione con Romeo, Silva si aprì un bottone della camicetta.
Lei gli aveva scritto “Hai voglia di scoparmi? Dopo che mi hai scopato voglio prendertelo in bocca e succhiarlo tutto, fino all'ultima goccia di sborra”. Lei stessa sentì una vampata di calore rileggendo quello che aveva scritto a Romeo. Aprì un altro bottone della camicetta.
“Amore, qua le giornate non passano più. La notte penso a te e mi eccito così tanto che non riesco a dormire da quanto ce l'ho duro. Ti amo, e ti voglio SUBITO”. E lei “Non azzardarti a masturbarti, devi portarmi a casa tanta sborra, voglio leccarti le palle e succhiarla tutta fino a soffocarmi”. Si aprì un altro bottone, ed ora il suo seno prosperoso combatteva per uscire. Silva lo aiutò a liberarsi della costrizione della camicetta, accarezzandolo tirò fuori prima il seno destro, poi il seno sinistro. Il turgore dei suoi capezzoli la fece sussultare appena li sfiorò, ma proprio in quel momento, l'acqua bolliva.
Si alzò stancamente, e si accorse che se non fosse stato per l'acqua che bolliva non sarebbe riuscita a placare a lungo il calore che sentiva nelle mutandine. Camminò verso il piano di cottura, con il grande seno che sporgeva sensuale dalla camicetta aperta fin sopra l'ombelico. Spense il gas, prese dalla mensola due tazze e le bustine del tè. Si sporse avanti sul tavolo per raggiungere lo zucchero, i caldi e duri capezzoli che sfioravano il freddo marmo della cucina ed il sedere in posizione invitante.
Fuori della porta dell'appartamento, Romeo inserì la chiave nella serratura. Silva se ne accorse e si irrigidì, in quella posizione, il cuore le fece un rimbalzo nel petto ed il seno sussultò sopra il duro marmo. Afferrò lo zucchero e lo trascinò verso di sé.
La chiave fece un giro nella serratura. Poi un altro giro.
Silva rimase in piedi, col bacino appoggiato al tavolo e leggermente china in avanti, abbassò lentamente lo sguardo sul suo rotondo seno ben in visto. Era pronta per Romeo. Da giorni lo era. Il fiato cominciò a diventarle corto.
La porta si aprì. Romeo tirò dentro stancamente le due valige ed chiamò “Silva!”.
Silva non rispose, voleva che Romeo continuasse la sua caccia al tesoro...
Romeo camminò verso la camera da letto. Voleva assolutamente togliersi quei vestiti puzzolenti di dosso dopo otto ore di volo e due ore di macchina per tornare a casa, e già che c'era magari gli sarebbe piaciuto fare una bella doccia, magari con la sua donna... passò davanti alla cucina e gettò distrattamente un'occhiata chiamando “Silv..” e gli si soffocò la parola in gola. La sua donna era lì, in piedi appoggiata al tavolo, praticamente nuda. Per giorni aveva sognato Silva nuda sotto le coperte, nuda sul pavimento del salotto, nuda dentro la vasca da bagno, ed aveva sognato intensamente di possederla in ognuno di questi posti, ma vederla così era una sorpresa che neanche i suoi sogni si erano concessi. Rimase a bocca aperta a contemplarla per un tempo che gli sembrò decisamente lungo, ma che in realtà era solo una frazione di secondo. Il pene gli si delineò lungo la gamba con violenza, con la foga di chi ha aspettato decisamente troppo.
Silva girò lo sguardo lentamente verso di lui. Accennò un mezzo sorriso, porca e ansiosa come non mai di gustare lo sguardo del suo uomo desideroso di prenderla là, senza aspettare un inutile minuto in più. Lei con una mossa veloce divaricò leggermente le gambe.
Lui respirò profondamente, con una erezione ormai dolorosa si avvicinò a lei da dietro, le cinse le braccia attorno alla vita e con le mani le afferrò i grandi e sodi seni con forza, facendola gemere. Appoggiò la bocca sul collo di lei e cominciò a baciarla beandosi di averla finalmente fra le mani.
Lei chiuse gli occhi, mentre il calore le pervadeva il corpo e le sembrava quasi di non riuscire a reggersi in piedi, allungò una mano dietro la sua nuca ed afferrandolo per i capelli gli disse con decisione: “Scopami!”. Le mani di lui lasciarono i seni e passarono allora alle mutandine di lei strappandole come fossero di carta. Con una sola mossa Romeo si aprì la cintura e con un'altra aprì i pantaloni. Strofinò il suo ventre sul culo di lei, ma rischiava di venire subito allora di abbassò pantaloni e mutande e preso il suo cazzo in mano lo indirizzo tra le gambe di lei. Appoggiò la punta all'ingresso della vagina e con un vigoroso colpo di reni penetrò dentro di lei.
Lei emise un gemito soffocato ed i loro movimenti si sincronizzarono subito: quel grosso cazzo dentro di lei, quanto lo aveva aspettato ed ora ne stava godendo, ma sapeva che il suo uomo non avrebbe resistito a lungo. I movimenti di Romeo si fecero sempre più feroci, il fiato sempre più corto, Silva sentì che Romeo stava per venire e lo fece uscire, si girò di scatto e si chinò sul suo pene pulsante. Romeo la guardò allibito, come uno che non sta capendo bene cosa sta succedendo. Silva allora lo guardò dritto negli occhi, porca come non mai, con una mano afferrò forte i testicoli e con l'altra la base del pene, con la lingua toccò leggermente la punta del cazzo di Romeo. Romeo si sentì quasi perdere i sensi da quanto intenso era il piacere che stava provando. In un attimo il glande gli sembrò che stesse esplodendo ed un incontrollabile fiotto di sperma inondò la lingua e la bocca di Silva, che continuava a stuzzicare Romeo inesorabilmente sulla punta.
Il getto caldo colò agli angoli della bocca ansimante di Silva, poi giù tra i seni e sulle gambe e sul pavimento e durò qualche secondo, con grande stupore della stessa Silva che cercava di raccoglierne in bocca più che poteva.
Silva deglutì quanto più sperma poté, fissando Romeo negli occhi quasi sfidandolo a riempirla ancora, se ci riusciva.
Lei mollò la presa dai testicoli di lui e l'appoggiò dietro ai suoi glutei per avvicinarlo a sé, mentre con l'altra mano teneva saldamente il suo pene ed adesso lo usava passandosi il glande tra le labbra, giocando con lo sperma rimasto ad imbrattarle il viso. Lei si fermò col suo pene in mano, e gli disse, sempre fissandolo fermamente negli occhi: “Non crederai di cavartela così, vero?”. Romeo non era più su questo pianeta. La sua mente era in un'altra dimensione dove il corpo non ha peso e la vista è annebbiata, ubriaco di piacere ed incapace di capire al volo quello che Silva intendeva.
Silva si alzò, stupenda con il seno nudo incorniciato dalla camicetta nera, con un rivolo di sperma che le segnava l'incavo del seno fin sotto il ventre; a terra era rimasta una chiazza, misto degli umori di lei e di lui.
Lei lo afferrò per la cravatta, e con lo sguardo di chi ha solo appena cominciato a giocare, lo trascinò verso la camera da letto. Ad ogni passo il suo culo chiamava per essere violato, e Romeo nel giro di pochi secondi era di nuovo pronto a sfogare quello che si era tenuto dentro per ben 20 lunghe notti. Infatti non riuscirono ad arrivare alla camera da letto. In un attimo Romeo afferrò Silva per le braccia, e facendola girare, le sussurrò all'orecchio: “Non ho ancora finito di prenderti da dietro!” e la spinse decisamente verso la parete del corridoio. Silva capì e con un sorriso soddisfatto si prestò volentieri al gioco di Romeo, allungò le braccia verso l'alto appoggiandole al muro, avvicinando i capezzoli alla ruvida parete e sporgendo indietro il culo invitando chiaramente Romeo a farne quello che voleva.
Lui non si fece pregare, e con un colpo sicuro entrò dentro di lei, ancora madida degli umori insoddisfatti. Spingeva sulle anche con forza mentre il corpo di lei sussultava di piacere nell'ondulìo dei seni e dei glutei. Nella foga di quell'amplesso così improvvisato, lei sentiva che le membra cominciavano ad alleggerirsi e la coscienza ad affievolirsi, e mentre quel grosso cazzo continuava a farsi strada dentro di lei sempre più insistente e sempre più affamato, lei si trovò a venire lì, in piedi, gemendo e godendo contemporaneamente. Romeo si accorse che il corpo di Silva era ormai in mano sua e cominciò a pompare sempre di più, sempre di più fino a gridare di piacere ed inondando di sperma la vagina di Silva. Le gambe cedettero ad entrambi, e si ritrovarono abbracciati per terra, sulla moquette, colti tutti e due dagli spasmi dell'orgasmo, mentre un rivolo di sperma usciva tra le gambe tremanti di Silva.
Romeo non gradiva affatto quella posizione, era stanco e scomodo, ma Silva stava bene lì tra le sue braccia, e questo gli bastava a sopportare quel piccolo sacrificio.
Silvia stava tremando, scossa dall'amplesso che Romeo le aveva procurato tanto vigorosamente. Ad intervalli di pochi secondi le saliva un brivido lungo la spina dorsale, allora Romeo la stringeva ancora più forte e le dava un bacio sulla guancia.
Dopo un paio di minuti Silvia ritrovò le forze. Era da un po' che stava meditando la sua prossima mossa.
Si girò sul pavimento, a pancia in già appoggiando il mento sopra lo stomaco di Romeo.
Romeo poteva vedere il rotondo e goloso sedere di Silva che lo invitava a seguirlo ovunque.
Silva afferrò il cazzo di Romeo tra le mani e guardandolo negli occhi, gli fece un mezzo sorriso, sussurrandogli “Non crederai di cavartela così, vero?”.
Romeo gettò gli occhi al cielo, e ridendo le disse: “Ti amo”.

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